Segue

CopertinaIn estrema sintesi per quanto riguarda i “contenuti” del lavoro, nel nuovo modello di capitalismo che viene emergendo lungo la progressiva crisi della società salariale e che è stato definito come post-fordista, l’attività di lavoro di una parte sempre più estesa di persone non ha più a che fare con l’esecuzione passiva ed etero-diretta di operazioni ma con il trattamento di informazioni e conoscenze, con l’investimento della propria soggettività in relazioni di servizio e/o con lo sviluppare, dal basso delle filiere reticolari, innovazione di prodotto e di processo. In altre parole “l’importanza dell’attività produttiva “routinaria” e del lavoro materiale che consiste nel trasformare la materia prima attraverso l’aiuto di strumenti e di macchine, anch’essi materiali, diminuisce a vantaggio di un nuovo paradigma del lavoro contemporaneamente più intellettuale, immateriale e relazionale” (Vercellone, 2009). Per essere efficiente ed appetibile il lavoro oggi deve dunque farsi intraprendente, capace di contribuire alla risoluzione (a seconda delle competenze, su livelli differenti di responsabilità) dei problemi che un’attività di impresa incontra sul suo accidentato cammino competitivo. Naturalmente questa trasformazione è legata ad una causa “strutturale” che va tenuta in grande considerazione: essa ha a che fare con la trasformazione del sapere/potere capitalistico, che ha come obbiettivo irrinunciabile e trasversale in ogni fase della sua evoluzione storica, pena la sua crisi irreversibile, la produzione di una eccedenza, di un sovrappiù da incorporare all’interno della sua “ossessiva” dinamica economica di valorizzazione. Infatti, “solo l’innovazione, la creatività, l’opera originale dell’ingegno, non deducibili dall’esistente possono salvare il sistema dalla stagnazione, dalla sovrapproduzione: una iniezione di volontà creativa che Schumpeter attribuiva all’imprenditore/innovatore, ma che, di fatto, si riverbera sull’intero sistema produttivo stimolato a cercare organizzazioni del lavoro che aumentino la produttività riducendo i costi e sollecitano a inventare nuovi prodotti che accendano la domanda” (Bazzicalupo, 2006, p. 128).

Robert Castel offre nei due saggi, proposti nella loro prima traduzione italiana, una chiave interpretativa delle grandi trasformazioni sociali degli ultimi decenni. Nella società affermatasi nel Novecento, fino agli anni Settanta, è la dimensione collettiva, evidenzia l’autore – si pensi ai contratti di lavoro, ma anche al ruolo dello Stato – a offrire protezioni e garanzie. Castel sottolinea come sia in corso al contrario, già da alcuni decenni, un processo di “reindividualizzazione”, che mette in difficoltà chi ha a disposizione meno risorse personali. Ma la società fondata sulla dimensione collettiva, di sicuro indebolita, non è scomparsa. Allo stesso modo, “l’obbligo di diventare un individuo” e l’individualismo imperante nulla tolgono all’esigenza, per chiunque, di supporti materiali, di legami sociali e del ruolo dello Stato, e dello Stato sociale in particolare. L’autore esamina con finezza l’incertezza e l’ambiguità dei processi in corso – particolarmente sottile la sua analisi della precarizzazione del lavoro – evidenziando ad esempio come la vulgata liberista sull’autoregolamentazione dei mercati abbia contribuito alla diffusione e all’aggravamento della crisi, e come solo un ripensamento dello Stato e delle sue funzioni sociali, con regole al contempo flessibili e forti, possa consentire di uscirne. Il contributo di Ota De Leonardis al volume consente poi di approfondire la portata e il significato più complessivo del lavoro dell’eminente studioso francese.

Un capolavoro di uno dei maestri della sociologia contemporanea, uno strumento per riflettere sul presente.

Notizie sull'autore

Robert Castel (1933-2013), sociologo di fama mondiale, ha pubblicato numerosi lavori, tra i quali ricordiamo almeno: (1995), Les métamorphoses de la question sociale. Une chronique du salariat, Parigi, Fayard, trad. it. (2007), La metamorfosi della questione sociale. Una cronaca del salariato, Avellino, Sellino Editore (2003), L’insécurité sociale. Qu’est-ce qu’être protégé?, Parigi, Seuil, trad. it. (2014), L’insicurezza sociale. Che significa essere protetti?, Torino, Einaudi. (2007), La discrimination négative. Citoyens ou indigènes?, Parigi, Seuil, trad. it. (2008), La discriminazione negativa. Cittadini o indigeni?, Macerata, Quodlibet.

 

   Scheda a cura di Giovanni Dursi 

Contributo pubblicato il 14 dicembre 2015

Torna alla Home page.