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Edouard Manet e Claude Monet erano amici e ne abbiamo una bellissima testimonianza in un dipinto che Manet fece al suo amico e collega, nel 1874, ritratto mentre stava dipingendo nel suo bateau-atelier, (quadro preso dal vero) attualmente presente nella pinacoteca di Monaco di Baviera.

Sebbene fossero amici il fatto di avere due cognomi quasi uguali disturbava parecchio Manet, e non poteva essere diversamente dato che lui era un parigino ricco e snob, mentre Monet era il figlio di un povero droghiere, certo però che la comune passione per la pittura li avvicinò portandoli a scambiarsi consigli e tecniche pittoriche.

E' di Manet uno dei più grandi capolavori dell'ottocento: “Bar alle Folies Bergère” dove la malinconica espressione della ragazza del bar contrasta con il divertimento degli avventori alle sue spalle.

Io ho avuto occasione di vedere da vicino moltissimi quadri di questi due grandi pittori e non sta a me dire quale ritengo più interessante o meglio riuscito, non ne sono certo all'altezza, ma posso affermare che al Museo d'Orsay a Parigi, rimasi incantata davanti ad “Olympia”, una grande tela di quasi due metri raffigurante una giovane donna nuda che nonostante fosse una prostituta di professione viene raffigurata con estrema purezza e dà l'impressione di guardare il pubblico in maniera diretta fin dentro l'anima.

Alla National Gallery di Londra ho avuto modo di vedere  “Bagnanti a La Grenouillère” di Monet , ( stagno delle rane) soggetto ripreso da altri eccellenti pittori tra cui Renoir, ma è stato il famoso quadro della “Cattedrale di Rouen” a colpirmi in modo particolare. Si trova al museo d'Orsay e se ne conoscono ben trentuno varianti, infatti Monet dipinse la facciata della cattedrale in diversi momenti della giornata a seconda delle condizioni atmosferiche differenti che creavano diverse sfumature di colore. Posso assicurare che il quadro ha una tale intensità da lasciare senza fiato, sembra quasi che la cattedrale gotica si sia smaterializzata sotto l'effetto di una luce trascendente.

Ma è nella sua casa di Giverny nell'alta Normandia, dove lui visse per circa quarant'anni, che ho visto (e amato) il suo magnifico giardino, il laghetto con le ninfee tante volte dipinto, con il piccolo ponte di legno, e poi la cucina tutta in piastrelle azzurre e la sala da pranzo e l'atelier ... Il tutto in un'atmosfera quasi magica, onirica, assolutamente da visitare.

Ricordo che nel negozio di souvenir posto all'interno della proprietà acquistai dei bulbi di ninfee, con l'entusiasmo tipico dei neofiti, ma non avendo un laghetto dove porle mi limitai a 'piantarle' in una specie di tinozza piena di acqua con scarsi risultati.

Di Monet resta comunque uno dei miei quadri preferiti "Il levar del sole" dal titolo esatto: “Impression, soleil levant”  il dipinto che diede nome all'impressionismo e rappresenta il sole all'alba, sull'acqua: soggetto molto caro a Monet  che sapeva rendere e comunicare, con brevi tratti di pennello, una specie di emozionante magia.

Per non parlare poi del famoso “Campo di Papaveri” quadro copiatissimo da numerosi artisti o presunti tali, o la “Donna con parasole e bambino” del 1875, dove l'artista raffigura l'amata moglie Camille, con il figlioletto Jean sulla collina, moglie che morirà giovanissima, come pure il figlio, rimanendo però immortale attraverso le opere del padre.

Monet pittore innovativo che cerca di afferrare quanto di più inafferrabile esista: la luce, i bagliori sull'acqua, lo scroscio della pioggia, il fumo “La Gare Saint-Lazare”.

E' amico di Renoir, di Sisley, di Pissarro.

Ama la natura in tutte le sue forme, è interessato alle opere di Turner, di Constable, è affascinato dai colori, soprattutto dall'acqua che nel suo divenire svolge nelle sue opere quasi un ruolo fondamentale. Come nei dipinti di Turner?

Forse, ma di questo parleremo la prossima volta.

    Ada

Articolo pubblicato il 23 settembre 2015.

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