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Contemporaneamente si è inaugurata la mostra personale di pittura di Cristina Serratì, giovane artista leccese di ventitre anni, al suo esordio nel mondo dell’arte, invitata dal prof. Massimo Pasqualone.

La mostra degli scultori, che doveva terminare il 30 luglio, si protrarrà invece fino al 30 settembre, con la chiusura della seconda edizione di Arte a Palazzo, cosicché  un numero maggiore di visitatori potrà apprezzare queste opere d’arte di ottimo livello qualitativo.

Nel suo saluto istituzionale, di fronte ad un pubblico numeroso, il sindaco di Torrevecchia, avv. Katja Baboro, ha messo in evidenza quello che si sta riuscendo a fare: valorizzare il Palazzo Ducale con eventi d’arte, di musica, di pittura e con la scultura, grazie a questo simposio che fa incontrare decine di scultori, anche di fuori regione, che riescono ad emozionare attraverso la materia, abilmente lavorata, che non è silente anzi “grida”, interroga la voce della coscienza. E così il sindaco ha proposto di realizzare in futuro addirittura una estemporanea di scultura, per vedere operare dal vero gli scultori, magari usufruendo degli ampi giardini del Palazzo Ducale, in genere concessi per cerimonie e banchetti.

Pasqualone ha poi presentato al pubblico la giovane artista leccese, Cristina Serratì, alla sua prima mostra, individuando nella sua poetica un’attenzione particolare alla femminilità, che si basa su una filosofia degli occhi e una poetica dei volti. Quella indagata, dice Pasqualone, è una bellezza di tipo sociologico. Quel che si nota è che alcune di queste donne rappresentate appaiono incarcerate, incatenate, intrappolate, segno di un desiderio di libertà della pittrice, un’attenzione verso l’infinito. Ma di una libertà di fatto “utopistica” per le costrizioni sociali e istituzionali in cui viviamo. Per dirla con Ficthe: “essere liberi non è nulla, ma diventarlo è cosa divina”. Quindi una poetica dei volti che danno emozioni, di una bellezza che attrae, di una femminilità che diventa sensualità, pur nelle limitazioni che si riscontrano nella modernità e che sono rappresentate dalle sbarre che ingabbiano bellissimi volti di donna.

Insomma, Pasqualone nel presentare Cristina Serratì al pubblico ha voluto incoraggiare questa giovane ragazza agli esordi nell’arte a credere nelle sue qualità e potenzialità, a osare sempre più e far conoscere le sue opere agli altri, per non cadere nel rischio dell’autoreferenzialità.

Ha tirato le conclusioni il critico d’arte Annarita Melaragna precisando nel suo discorso che “la materia per lo scultore di per sé non è silente, anzi “grida” verso l’artista un messaggio che egli raccoglie, fa suo e lo trasforma, lo adatta alla contemporaneità. L’artista è come una spugna per la società, filtra emozioni diverse e poi dà la sua interpretazione, esaltando aspetti quali l’amore o la bellezza, talvolta dà messaggi di denuncia sociale. Ma pur sempre crea, plasma forme che vogliono entrare in contatto con la società. E questo avviene con le mostre, che generano sempre un confronto tra artisti. Ogni opera si impreziosisce dell’altra, perché ne vive il riflesso. Così che l’arte identifica l’essere umano, immortala l’artista per l’eternità”.

 

   Leonardo Paglialonga

Articolo pubblicato il 28 luglio 2015.

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