Deborah ColiÈ certo che il soggetto preferito dall’artista di Pesaro ha una funzione decisamente simbolica, come emblema della vita, della bellezza, finanche dell’eternità, perché: “Bellezza è l'eternità che si contempla in uno specchio; e noi siamo l'eternità, e noi siamo lo specchio”, ci dice Gibran, la bellezza dell’eternità e l’eternità del bello, che vive tra la felicità dell’attimo ed il dolore del tutto.
C’è, in talune opere, persino un senso di malinconia, forse anche per il trascorrere del tempo, in quanto “A volte siamo preda di una sensazione di tristezza che non riusciamo a controllare. Intuiamo che l’istante magico di quel giorno è passato e noi non abbiamo fatto niente. Allora la vita nasconde la sua magia e la sua arte”, sottolinea Paulo Coelho.
D’altronde, con le parole di Gabriele D’Annunzio,
Un’oscura tristezza è in fondo a tutte le felicità umane,
come alla foce di tutti i fiumi è l’acqua amara.
L’artista sa tutto questo, utilizza talune immagini per ricordarlo innanzitutto a sé stesso e poi agli altri, vive questo tempo all’insegna della ricerca, perché una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta.

 

Massimo Pasqualone

Contributo pubblicato il 21 febbraio 2016.

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