seconda parte

 

 

 

 

Un signore dalla grossa pancia, che sprizzava dollari da tutti i pori, mi ha chiesto di fargli una foto con la sua macchina digitale ultra tecnologica  Lo avevo già notato nel gruppo, e a tavola, sembrava solo. Mi ha sorriso  mettendosi in posa e rientrando il ventre, poi mi ha fatto capire che mi avrebbe accompagnato volentieri: io mi sentivo un po’ Robinson Crusoe’ ma non avevo bisogno di un Venerdi. Per non offendere la sua sensibilità, ho coinvolto nella passeggiata anche un’altra signora , che avevo conosciuto in precedenza. E pian piano mi sono allontanata lasciandoli soli.

Avevo la mia isola deserta, senza rumori, nè auto, nè case, nè gente : l’isola desiderata, l’irrefrenabile desiderio di fuga soddisfatto. Ero in una delle più belle spiagge del mondo.

Ho continuato a camminare lungo la riva, lentamente, osservandomi intorno. Un cane era sdraiato all’ombra di un cespuglio , un altro è  sopraggiunto da lontano e gli si è accostato. Sembravano fuori posto in quel pezzettino di terra sabbiosa, calda e assolata, con il loro mantello di peli arruffati e sporchi, eppure vi appartenevano, ed erano anche loro socievoli  ed affettuosi.

Mi sono avvicinata e subito si sono messi a scodinzolare. Ho temuto che avessero sete…Non cè molta acqua da bere  sull’isola …Mentre mi chiedevo come fare , sono arrivati due signori che  avevano avuto la mia stessa idea e si erano già attrezzati per l’occorrenza: una ciotola ricavata da uno strano frutto rotondo, concavo al centro, riempito di acqua, prelevata dalla cucina del catamarano. I cani hanno bevuto con avidità come se fossero abituati alla presenza degli uomini e si aspettassero le loro attenzioni.

I  due signori tedeschi, due turisti come me, europei in vacanza, mi dicevano qualcosa, non capivo nenche una parola, ci siamo scambiati molti sorrisi, unico linguaggio universale.

 Il pomeriggio era volato ed era ormai ora di rientrare alla 'posada'.

Per l'indomani era in programma il tour delle isole con la barca, e avremmo anche potuto vedere le tartarughe marine che qui si riproducevano.

Al rientro in hotel abbiamo avuto il tempo di cambiarci per la cena e di osservare, dal solarium, il sole scomparire nell’acqua tingendola di rosso e arancione. La notte  ai tropici scende in fretta.

 Gli uccelli, poco prima del tramonto, si sono raggruppati volando e schiamazzando in un turbinio di ali e di tuffi, poi si sono appollaiati sulle barchette dei pescatori ed è sceso il silenzio.

Pian piano le stelle vicine stavano occupando tutta la volta del cielo quasi incuriosite da quel gruppetto di persone che sembravano sperdute e ancora disorientate.

La cena è stata servita all’aperto, su tavoli a due passi dalla riva con...  ' il cielo stellato sopra di noi e la legge morale dentro di noi'...

Ho provato a fare una dotta citazione ma nessuno mi ascoltava. La luce romantica delle candele  illuminava i volti arrossati. I ragazzi avevano ancora da chiacchierare e ridere e scherzare…Io mi sentivo in uno stato d’animo contemplativo e sereno, totalmente appagata.

Un giovane canadese si è unito al nostro tavolo, parlava francese. Ho scambiato volentieri due parole con lui, ricordando le cascate del Niagara che ho avuto modo di vedere alcuni anni fa. Siamo rimasti a fumare sorseggiando una buona cerveza…Lui mi ha chiesto se volevo fare due passi lungo la riva, ho declinato l’invito. Sono rientrata da sola, nella  mia stanza colorata di azzurro dove l’odore forte del mare e lo sciabordio delle onde amplificavano la notte. A tratti la sabbia batteva sull’uscio della finestra, si sentiva con chiarezza il rumore di un tarlo.

Il ventilatore posto al centro dell’alto soffitto  girava silenzioso muovendo l’aria che mi raggiungeva come una lenta carezza.

 

Se mi chiedessero com’è l’armonia di un giorno perfetto, credo che saprei dirlo.