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Eravamo arrivati con l'aereo a Montreal e mi sentivo già stanca, sette ore di aereo, senza fumare, poi in coda per il ritiro dei bagagli e poi ancora il controllo dei passaporti e il viaggio in taxi fino all'hotel e subito il rdv con gli amici francesi che ci aspettavano...

Il jet lang, ovvero lo stress da fuso orario differente mi stava causando non pochi problemi, mi sentivo assonnata, malferma sui miei passi come se avessi bevuto, volevo andare a dormire e non ero assolutamente d'accordo con mio marito il quale invece sosteneva che era meglio abituarsi subito al nuovo orario, perché ciò avrebbe permesso di affrontare più velocemente il cambiamento.

A distanza di anni, da casa, rivedo la registrazione che abbiamo fatto con la telecamera e sorrido guardando quella bella signora inesperta e capricciosa.

Mentre osservo il dipanarsi del filmato i ricordi si accavallano alle immagini come se si sovrapponessero momenti differenti.

Le varie sequenze inaspettatamente mi riportano su luoghi che avevo dimenticato: lo shopping all'Eaton's centre a Toronto, (considerato uno tra  i più grandi centri commerciali al mondo)  lo sbucare furtivo di uno scoiattolo lungo un viale alberato, il magnifico interno di una chiesa, insieme alla vibrante musica d'organo che vi si ascolta, quindi la National Canadian Tower, il più alto edificio al mondo, dalla cui terrazza si assiste ad un panorama davvero mozzafiato.

Canadian National Tower.

Sorrido rivedendomi alle prese con un enorme astice. In cima alla torre infatti c'è una sfera girevole dalla quale si gode una spettacolosa visuale del lago Ontario, e ci sono anche alcune boutique e un ristorante: io sembro molto impegnata a gustarmi il crostaceo!

Il video che sto rivedendo si svolge per circa tre ore, (ci sono la bellezza di due dvd) , e mi ritrovo a Wendake, vicino al Quèbec in un villaggio di indiani, gli Huroni, per l'esattezza, dove sono in posa vicino alla pelle di un gigantesco orso e mi lascio affascinare dalla spiegazione delle loro tradizioni e rivendicazioni. Giro tra le loro tende e acquisto alcuni oggetti di artigianato  e disegni raffiguranti il capo indiano con tanto di piuma tra i capelli. Nell' accampamento ci sono fuochi accesi e pelli di animali tese ad asciugare, qui gli inverni sono rigidi e gli Huroni si difendono come possono. 

Uroni 1880

Mi viene in mente il famoso romanzo di Jack London, Zanna Bianca, e mai, da bambina, avrei immaginato di aggirarmi un giorno in un vero accampamento di pellerossa.

Cambiano le immagini e mi ritrovo nel Quebec, terra dagli immensi parchi naturali, dove la natura è stata salvaguardata da una politica intelligente e lungimirante.

Tutto qui in Canada dà comunque l'impressione di essere superlativo, anche il fiume Saint Laurent , con i suoi mille e duecento km,  uno dei piu grandi fiumi del mondo con le sue mille isole... Come sta spiegando una simpatica signora che ci fa da guida, seduta a prua di questo malconcio traghetto che abbiamo preso per la nostra escursione lungo il fiume.

Fiume Saint Laurent.

In effetti incontriamo innumerevoli isole, alcune piccolissime, altre con qualche isolata casa, abitata da chi probabilmente preferisce la compagnia di uccelli e pesci a quella delle persone.

Se non sapessi per certo che stiamo percorrendo un tratto del fiume penserei di star attraversando un mare o un lago di cui non si riesce a vedere la sponda opposta. O forse è un set cinematografico?

La nostra guida parla della presenza di balene e foche specie in alcuni periodi dell'anno. Ha il volto animato e le gote rossiccie, si muove ed agita le mani; mi chiedo a cosa stia pensando di diverso, visto che deve ripetere le stesse cose almeno ogni giorno della sua vita.

In Canada si parlano ufficialmente due lingue: francese ed inglese. Io sono italiana ed è già tanto se riesco a seguire le sue spiegazioni senza perdermi tra le mie fantasie. Gli altri sembrano invece molto attenti e ogni tanto qualcuno fa una battuta a cui segue una risata collettiva e sembrano tutti traboccanti d'energia mentre io mi guardo intorno e respiro la maestosità e la forza di questa via d'acqua spettacolare.

Scendiamo dal traghetto e le sequenze cambiano: stiamo mangiando succo d'acero, c'è una specie di tronco tagliato a metà sollevato da terra e appoggiato su dei cavalletti ad altezza di tavolo, e ognuno tiene una specie di bastoncino in mano che intinge nel succo dell'albero e lo succhia tipo ghiacciolo, per intenderci.

Un primo piano d'un albero immenso mi fa ricordare che i canadesi amano gli aceri ( ne hanno messo una foglia anche sulla bandiera come simbolo nazionale ) ed infatti è un albero monumentale, che può arrivare anche a venticinque metri di altezza. In Canada molte case sono costruite con in tronchi d'albero come questa magnifica  casa che ora ci accoglie, immersa in un parco incredibile, dove abeti, aceri, piante sconosciute ed enormi svettano fino al cielo che questa mattina è di un azzurro impressionante... Cambiamo il filmato e Montreal appare. La seconda città del Canada è una metropoli situata alla foce del fiume e come tutte le metropoli pullula di vita, di luci e di curiosità interessanti: andiamo, come d'obbligo, al Museo d'arte contemporanea, poi visitiamo l'importante giardino botanico e ci sediamo sui tavolini all'aperto, al pallido sole di questo mese di giugno appena iniziato e ancora molto ma molto fresco.

Visitiamo anche un quartiere chiamato 'Petite Italie', dove esiste una vera comunità di italiani tra cui molti abruzzesi.

La petite Italie.

 

Le giornate trascorrono veloci, con sempre talmente tante cose e da vedere, però comincio a credere che queste grandi metropoli in qualche modo si assomigliano tutte: la tecnica, la fantasia dell'uomo è sicuramente geniale ma io preferisco la natura, e posso dire che il Canada, sotto questo aspetto è un territorio davvero d'eccezionale bellezza.

Il video ci porta di nuovo a Quebec City dove posso osservarmi mentre acquisto un classico souvenir, una targa con scritto: 'Je me souviens' : qui è una scritta ricorrente e la troviamo ovunque.' Io mi ricordo',  motto ufficiale del Quebec.

Le cascate di Montmorency sono a Todoussac, nella regione di Charlevoix a circa due ore di macchina dalle cascate del Niagara. Sono circa trenta metri più alte delle altre, e di sicuro meno conosciute, però hanno il loro fascino anche se  francamente non mi hanno impressionato molto. Sarà per questo invece che le cascate del Niagara mi hanno fatto un effetto incredibile. Ora, seduta qui, nel salotto di casa, riguardo quelle scene e mi meraviglio ancora di tante cose. Ero davvero io dentro quell'elicottero? Possibile che fossi così temeraria e spericolata?

Sì, ricordo ancora perfettamente l'eccitazione di quei momenti, oltretutto ho conservato una targa che dichiara  ufficialmente il mio volo sopra le cascate del Niagara! E che volo! Lo spettacolo delle cascate visto dall'alto è qualcosa di unico, non ci sono parole per descriverlo senza scadere nelle frasi fatte che tuttavia non possono rendere l'emozione di quei momenti. E, ancora più emozionante, forse, è stato viaggiare con un battello vicino e dietro quella enorme massa d'acqua e restare immobili nella foschia, con il rimbombo potente dell'acqua e la maestosità della natura che ti assorbe e in qualche modo ti annulla. Prima di salire sul battello vengono distribuiti degli impermeabili gialli, e la gente è gentile, prende posto ordinatamente e comincia a scattare foto e a riprendere il panorama. Già dopo qualche minuto piccole gocce d'acqua arrivano a bagnare il viso e la nebbia che si crea cancella i contorni. Cellulari e macchine fotografiche vengono riposti, le voci si spengono. Man mano che le cascate si avvicinano il frastuono della caduta si fa più forte e stordisce, all'improvviso ti accorgi di non riuscire a vedere più nulla, sei circondato dalle acque, sei immerso in quella bruma, sei una piccola cosa insignificante e priva di interesse nel complesso della vita. Il tempo sembra fermarsi. Si avverte forte il battito del cuore e le lacrime che scendono si confondono con la miriade di gocce che entrano in gola e tolgono il fiato.

Credo di aver vissuto un momento mistico, là, tra quella esplosione di potenza, una preghiera mi è salita in gola, non di paura, ma di ringraziamento. Ho l'impressione che il Canada mi abbia aiutato a migliorarmi e a crescere.

Credo che anche questa sia arte, anzi, la più sublime.

  

Ada Pianesi Villa

Articolo pubblicato il 31 gennaio 2018.

 

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