‘IMPERCETTIBILI’ di Giusi Fontana

Disponiamo su "Impercettibili" di Giusi Fontana di due scritti che volentieri pubblichiamo.

 

   Lasciarsi catturare dai versi “Impercettibili” di Giusi Fontana è vivere un’esperienza fuori dal comune. Ti ritrovi, senza possibilità di fuga, in una dimensione di essenzialità che ti costringe a continue accelerazioni. 

Le strofe, a volte brevissime, non sono che una rampa di lancio, l’inizio di tumultuose corse interiori che non hanno nulla di scontato e ti conducono, senza scampo, a fermarti sull’unico punto finale chiaro, evidente, diretto. E a riconoscerti.

Odia le sospensioni, Giusi Fontana, le intermittenze del cuore, i puntini di rimando. Ne viene fuori un desiderio di continuità che però non si realizza, se non a tratti, e che diventa esso stesso ricerca, aspettativa, sospensione. Impercettibili emozioni imprigionate in bolle d’aria leggere, in versi che si fanno attesa, quasi a rendere plausibile ed accettabile una dimensione, non solo personale, di concretezza e di precarietà insieme.

Un comune sentire avvicina alla magia contrastata e contrastante di questi versi, apparentemente ermetici. Domina un senso d’immensità che assume le sembianze cicliche del cerchio. Le numerose geometrie circolari si fanno ora ospitali ora stringenti, in un continuo movimento che ingloba e che centrifuga, che porta a riva e poi allontana, fino a perdere le parole, il respiro, la meta. Si percepiscono note dolenti in “spazi abitati di baci”, canti d’abbandono, laghi di cuore come stelle o stille. E poi la mancanza, onnipresente, ad occupare uno spazio insopportabilmente indefinito, come quello della notte o “dell’universo … invaso di sogni e timori”, o ancora, quello “delle strade polverose ancora da fare”.

Quella di Giusi Fontana è poesia d’alternanza che ospita i colori ed il silenzio, che “trattiene il respiro e profuma le cose”, che vibra d’intensità prima nel buio e poi nell’aurora, “che chiude i cassetti e spalanca le porte”, finché non arriva all’Amore, ma anche qui “di tanto in tanto”, come uno sguardo proiettato in “uno spazio disadorno”.

Campeggia però un desiderio, una gran voglia di riannodare i lembi del cuore, di accorciare le distanze, di evocare il potere benefico della luce, cercando un altro finale da dare alla scena. Fino a trovare, sperando per sempre, “quel vento che ancora respira con mani di carne”.

“Impercettibili” di Giusi Fontana è una raccolta di versi veri, nati dal brivido che solo il vissuto può dare.  Sono versi d’amore e di vita, complessi inafferrabili e affascinanti, proprio come l’amore e la vita sanno essere.   

   Antonella Corna

 

La poesia può essere simile a un abbraccio, con la sua capacità di accelerare il battito e di illuminare l’universo circostante.  Smuove le sensazioni, ricama i sentimenti e d’un tratto avvolge e rassicura. Con i suoi versi racchiusi nel volume “Impercettibili”, Giusi Fontana sembra proprio procedere nella direzione di chi intende offrire un’idea di protezione, a chi si trova a navigare in mezzo al quadro tormentato dei giorni.  Un riparo che si manifesta a cominciare già dal tipo di abito. Un libro biancovestito in grado di donare a chi vi si accosta un’impronta di vicinanza rafforzata dalle foto – della stessa autrice – pronte a scandire gli attimi catturati nei singoli componimenti. Divengono protagonisti i frammenti, di notevole energia, nei quali dai silenzi si ambisce, appunto, a “percepire” uno stato d’animo: “E’ come un vagabondare/ Vedete?/Non riesco a parlare”). Lampi e scatti trovano la loro unione per dare origine a una potente concatenazione tra stagioni, spiagge e altri approdi, reali o mitici, ma sempre all’interno di un viaggio da compiere con lo sguardo fiero in avanti. Così una specie di piccolo manifesto (“Odio i puntini di sospensione/perché il meglio sta nel vuoto”) arriva a formare un ideale quanto sorprendente tandem con le storie di “Paese” (“Le donne scure piegano il volto. /Intonano preghiere di un vita lontana”): il comune denominatore è la memoria, personale e collettiva. Memoria che occupa un ampio spazio tra i motivi conduttori dell’opera, sia quando fa male, sia quando aiuta a vivere o almeno ad alimentare la speranza. Fino a giungere a una conclusione dal sapore liberatorio e di un probabile riscatto: “E ritorno/a parlare col mondo”. Un tessuto di emozioni custodito in uno scrigno a base di immagini e di parole, sicure nel coinvolgere il lettore nella ricerca di “una traccia sulla pagina, quasi da inseguire, per non essere presa”.

   Paolo Bartalini

 

Articolo pubblicato il 06 aprile 2015.