Spazio pubblico e desiderio

         Recensione di Giancarlo Giuliani

Il lettore che si avvicina alle poesie di Giovanni Dursi si trova subito di fronte a una sfida: può ritrarsi, nell’oscuro timore di scoprire qualcosa di se stesso, oppure incamminarsi con l’autore in un cammino a tratti impervio, ma che conduce in alto. Non è facile orientarsi nel labirinto di segni, rimandi, citazioni. Ogni parola è chiave per uno sguardo nell’intimo di un poeta che tende a ritrarsi, a suggerire più che a dire, desideroso di comunicazione, ma quasi timoroso di un’eccessiva esposizione.

Non vi è una ricerca linguistica fine a se stessa, né una deliberata oscurità: ogni espressione deriva da uno spietato e attento scavo interiore. Si va dunque dalle ipotesi ripetute della prima poesia, da cui emerge la ricerca del “sapore” dell’esistenza, alla perfetta commistione stilistica della poesia numero 2 (l’autore numera semplicemente le poesie, quasi come atti di un unico poemetto), in cui si avverte un excursus nelle esperienze di una vita vissuta intensamente.

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