Un nuovo intervento dell'amico professor Giovanni Dursi per la nuova rubrica "La nobile Arte di capire il mondo".

Sulla strada del mio tempo – Memoriale di Filomena Delli Castelli, Edizioni Complexity

Si è svolto il 27 giugno 2015 presso il Teatro comunale di Città Sant'Angelo il Convegno sulla figura di Filomena Delli Castelli, in occasione della pubblicazione del suo memoriale Sulla strada del mio tempo dettato a Bruna Romano

La pubblicazione ed il Convegno sono stati promossi dal Chiar.mo Prof. Ezio Sciarra, decano dell'Università degli Studi G. D'Annunzio di Chieti - Pescara

PROGRAMMA

- Saluti e interventi delle Autorità accademiche, politiche e istituzionali

- Proiezione del video di testimonianza

- Relazioni

Nicola Occhiocupo, Il “miracolo” dell’Assemblea Costituente

Ezio Sciarra, Una madre della Costituzione

Stefano Trinchese, L’impegno politico e civile di una cattolica abruzzese

- Sessione pomeridiana, ore 15

- Interventi, dibattito, conclusioni

- Moderano: Stefano Pallotta, Elisabetta Guidobaldi, Maria Rosaria La Morgia, Ezio Ercole

Organizzazione e postfazione di Luigi Mastrangelo

   La stampa, riportando nel Dicembre 2010 la commossa e partecipe valutazione di Padre Aldo D’Ottavio quando inizia la sua omelia per Filomena Delli Castelli, l’unica donna abruzzese eletta nel 1946 nell’Assemblea costituente, in quella circostanza, non si è discostata dalla verità; il prelato, infatti, ha espresso un sentimento comune, allontanando i presenti dalla tristezza del momento e generando, da subito, la rammemorazione civile, mentre afferma: «l’avvenimento è eccezionale, non è comune pregare per una delle madri della Costituzione».

Ricordare Filomena Delli Castelli non è atto rituale, pur in un'epoca come l’attuale afflitta da liturgie repubblicane alienanti rispetto ad un avvincente e contraddittorio cammino  costituzionale la cui lontana origine risiede nell'Instrumentum of Government di Cromwell (testo scritto del 1653) e negli “articoli” del 1777 voluti da coloni americani ribelli, una decina d'anni prima della costituzione federeale definitiva.

La dimensione ordinamentale e statuale della vita civile e della cittadinanza è stata compiutamente interpretata dalla Delli Castelli. L'Onorevole abruzzese (oltreché insegnante, Sindaco, organizzatrice d'una televisione concepita come autentico servizio pubblico e costruttrice dell'identità culturale degli italiani, come nel caso della trasmissione “Non è mai troppo tardi” del maestro Alberto Manzi), in una intervista del 2009, al compimento del suo novantesimo compleanno dichiara che la politica «troppo poco pensa al bene comune e troppo all'alta finanza, poco ai problemi quotidiani della gente e troppo al potere personale. Così si perde di vista il senso delle cose, non si costruisce nulla, non si ha l'orgoglio di aver costruito qualcosa. Soldi e fortune si vedono, anzi si immaginano, passare da una mano all'altra, e il frutto del lavoro non conta più nulla. Così la mia amica Maria, che ha un grave problema ai piedi, non trova in tutta la moderna Pescara, un calzolaio che sappia farle delle scarpe».

È nel DNA politico della deputata della Costituente - tra l'altro una delle 21 donne (unica abruzzese) testimoni d'avanguardia della differenza di genere, unitamente ai "padri" componenti l'Assemblea, a stilare la Carta costituzionale italiana, a fianco di De Gasperi - la necessità del recupero, attualizzandola, della storia universale dei “tentativi costituzionali”: dagli slanci rivoluzionari francesi del 1791, '93 e '95 alla norma “giacobina” della Repubblica di Bologna, della Repubblica Cispadana e della Cisalpina, rispettivamente vigenti dal 1796 al 1798.

Prove d’ingegneria sociale e politico-costituzionale apprezzate dalla donna politica abruzzese senza, peraltro, rimuovere il fatto che la Costituzione francese fu preceduta dalla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, a dimostrazione di un impegno politico-culturale della Delli Castelli obiettivamente orientato a stabilire dei principi che venivano ritenuti inevitabilmente immutabili, non modificabili, perché fondati direttamente sul diritto naturale, dal legislatore ordinario. Uno di questi principi, l'art. 16, è che “ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata né la separazione di poteri determinata non ha costituzione”; tale sottostante concezione ha ispirato ideologie e principi giuridici diversi, tanto il liberalismo quanto il socialismo europei, ma nell'unitarietà di quell'idea che considera il popolo l'unico depositario del “potere costituente” originario, inalienabile, per definizione anteriore e superiore ad ogni diritto scritto, che si manifesta nei movimenti rivoluzionari e nella formazione delle costituzioni ad opera di assemblee costituenti elettive dotate di pieni poteri.

Filomena Delli Castelli ci consegna un'esperienza ed una sollecitazione, ad un tempo, che non derogano da due punti chiave del costituzionalismo rivoluzionario - il principio di uguaglianza e la laicità dello Stato - collocandosi nell'alveo d'una Repubblica postresistenziale e costituzionalmente giustificata, a tal punto che è dichiarata, all'articolo 139, sottratta, questa forma governativa dello Stato rappresentativo, alla possibilità di revisione costituzionale a garanzia di un'ampia tutela dei diritti di libertà.

Nella citata intervista la “madre costituente” afferma con lucidità: «sono nata che piovevano le bombe della Grande guerra, il secondo conflitto mondiale l'ho vissuto in un'età da ricordarlo bene, ora non voglio vivere un altro orrore simile, o peggiore. E allora guardo a questa povera Europa che non mette radici, che non trova identità, e crede che la democrazia sia acquisita e forte, invece va tutelata. A volte penso che ci sia insofferenza per la democrazia. E rabbrividisco. Sono preoccupata per i giovani». Quella preoccupazione anticipava l'attuale, non solo per la devastante crisi economico-sociale in corso che ristruttura le stesse formazioni antropologiche, bensì anche per il dirompente manifestarsi di una netta discrepanza fra la Costituzione scritta e quella che si è chiamata “costituzione materiale”: la conseguenza ne è stata  ed è ancor oggi la mancata attuazione di larghe parti della Costituzione e, soprattutto, il prorogato differimento di un decentramento partecipativo che ha ingenerato un vulnus forse insanabile.

 

   Giovanni Dursi

Contributo pubblicato il 25 giugno 2015