Con questo contributo dell'amico professor Giovanni Dursi iniziamo la nuova rubrica "La nobile Arte di capire il mondo".

 

Mario Tronti, Dello spirito libero – Frammenti di vita e di pensiero - (Il Saggiatore, pp. 316, Euro 20,00)

   Ha senso dividere il percorso storico in periodi come se, ad esempio, tra l'Ottocento ed il Novecento ci fosse solo soluzione di continuità? Non si tratta forse di un’operazione arbitraria, una specie di esercizio (o esorcismo) cabalistico? Una sorta di terapia culturale che illusoriamente tenta di contrastare la tipica alienazione da “mutamenti”, di immunizzare dalla trasformazione sociale, inesorabilmente foriera di “incertezze”. Il dubbio c’è, tanto più se consideriamo che abbiamo da poco vissuto, con il 2000, il “passaggio del millennio”, con il suo corredo di oroscopi, oscure profezie e avventi miracolosi, bachi apocalittici e promesse mirabolanti. La proliferazione dell’espressione “La (scienza, politica, religione, cucina, calcio, etc) nel terzo millennio”, tuttora piuttosto diffusa, basta a spingerci ad usare il calendario ebraico o islamico, o a guardare con indulgenza alla profezia maya. Battute a parte, l’esistenza di diversi modi di ragionare sugli anni che trascorrono è ragione sufficiente per sottolineare la natura puramente convenzionale delle periodizzazioni. È altrettanto ovvio che le convenzioni sono il pane quotidiano della vita e del metodo scientifico, storia ovviamente inclusa: dunque le scansioni cronologiche (le età, i periodi, i secoli) sono utili accademicamente e didatticamente. Ma c’è di più. Certe partizioni sono la forma specifica con cui si può evitare un racconto storico puramente cronologico ed “evenemenziale”. Come sottolinea Krysztof Pomian (Pomian 1980), le periodizzazioni “servono a rendere pensabili i fatti”. Per dividere la storia in periodi si tratta di individuare le cesure, i mutamenti che rendono i caratteri di un’epoca omogenei tra loro e distinti da altri. In altri termini, periodizzare significa interpretare. Ovviamente, gli eventi o i processi periodizzanti possono essere di gittata più o meno larga: se si indica il 1945 come inizio dell’età atomica, è possibile rilevare come la fissione nucleare produca un mutamento (un “prima” e “dopo”) nell’ambito della scienza, della politica internazionale, dell’organizzazione militare, della cultura filosofica e della mentalità diffusa. È altrettanto importante notare come ognuno degli ambiti riportati faccia riferimento a strutture sociali che hanno “tempi evolutivi” diversi: l’assunto della compresenza di differenti “durate” è una conquista imprescindibile della scuola delle “Annales” e di Ferdinand Braudel (Braudel 1949 e 1958).

Da pochi giorni in libreria il nuovo libro di Mario Tronti Dello spirito libero – Frammenti di vita e di pensiero, entra nel dibattito sulla “comprensione” del Novecento con una originalità tematica ineguagliabile: accanto alla “interpretazione” la Storia interroga la coscienza individuale sulla “partecipazione” e sull'azione. Dunque, è proprio vero l'assunto che non ci si deve limitare ad interpretare la realtà, bensì trasformarla. Quantomeno tentare, da protagonisti, per avvertire, mettere sull'avviso il “futuro” della presenza. Si dice che le categorie del Novecento non siano in grado di capire il presente. Falso. Solo il Novecento ci fa capire il dopo; solo chi lo ha attraversato e sofferto, tutto intero, può interpretare il presente con strumenti affilati. Mario Tronti, che il xx secolo l’ha vissuto da protagonista intellettuale – da marxista eretico – e ne è uscito sconfitto, non ha rinunciato all’esigenza, e al dovere, di capire. Oggi la libertà di pensiero è garantita, ma non è concesso un pensiero di libertà: il capitale ha conquistato tutto il mondo, e così è arrivato a conquistare anche tutto l’uomo. Non solo trattato di filosofia politica, Dello spirito libero è anche e soprattutto un capolavoro di resistenza: un’opera composta di frammenti, perché «non si può ormai pensare e scrivere che per frammenti, essendo esploso il mondo di ieri in mille pezzi». Un libro matto e disperatissimo, profondamente autentico. Scegliendo il procedimento analogico e lo stile metaforico, senza mai cedere all’autobiografia o alla confessione, Tronti richiama e contempla tragicamente i grandi temi della storia e dell’uomo: il Moderno occupato dal capitalismo e la concezione borghese della vita, la Rivoluzione d’ottobre e l’errore del socialismo subìto, il crollo del comunismo e la fine della storia; la memoria, le classi, il feticcio della merce, la critica della democrazia, l’autonomia della politica. Nelle riflessioni su libertà, destino e profezia risuonano le parole di Marx, Tocqueville, Smith, Montaigne, Hegel, Nietzsche, Musil, Kafka, Benjamin. Ma anche san Paolo, i vangeli, la Bhagavadgītā; essere dentro il proprio tempo senza appartenere al proprio tempo è possibile solo riscoprendo la dimensione spirituale del vivere, nella convinzione che contrapporre due orizzonti grandemente umani come cristianesimo e comunismo è stata una sciagura per la modernità. Dello spirito libero è un esercizio ascetico di pensiero complesso – come deve esserlo il pensiero che sfida se stesso – mai artificiosamente difficile, mai falso. Tronti è un autore che si mette in gioco fino in fondo. E al suo lettore non può chiedere di meno.

 

Scheda a cura di Giovanni Dursi.

Contributo pubblicato il 19 giugno 2015.