I luoghi dell'anima: Graziella Gagliardi

   Nel panorama artistico regionale si fa sempre più strada l'artista Graziella Gagliardi, nata a Tagliacozzo, dove risiede e lavora. La pittrice ha frequentato l’Istituto d’Arte “Bellisario”ad Avezzano e nel corso degli studi ha manifestato una propensione per ogni forma d‘arte, prediligendo la tecnica della pittura. Per questo si è rivelata una pittrice che possiede una notevole sensibilità’ e, con sapienti tocchi di pennello, riesce a far riaffiorare emozioni, gioie e sofferenze. Le alternanze cromatiche ,dense e pastose,favoriscono la bellezza delle immagini. Da una decina di anni i suoi lavori riscuotono un notevole successo. A partire dal 2007 ha tenuto dei corsi di pittura, riscuotendo successo e realizzando notevoli collettive anche con le sue allieve. Ha partecipato a molte estemporanee dove ha riscosso segnalazioni e premi. Le sue opere sono esposte al Comune di Avezzano, al Comune di Cervara di Roma, al Comune di Lecce dei Marsi, mentre una sua estroiettazione emotiva e’ esposta nel Teatro Talia di Tagliacozzo e altre in collezioni private.

Graziella Gagliardi ha restaurato e realizzato anche opere sacre la piu importante delle quali l’ha dipinta su legno, sul tema La Madonna dell Oriente, ora esposta nel Santuario “Madonna dell' Oriente” di Tagliacozzo. Inoltre ha dipinto uno stendardo su lino di San Bernardino. E' opportuno segnalare che la sua tecnica e’ maturata negli anni, accostandosi sempre piu ad una pittura di getto, impressionistica, a volte anche con segni densi e pastosi e prediligendo la spatola. Acquisendo una tecnica personalizzata, è riuscita a distinguersi dagli altri pittori e far riconoscere il suo stile soprattutto nella pittura dal vero. Le sue opere sono orientate soprattutto sul monocolore.

Lo sguardo di chi osserva le sue opere rimane colpito dalla bellezza dei paesaggi, laddove l'artista  riesce a far scorrere l'occhio dell'osservatore nella profondià’ della terza dimensione, arrivando a fargli percepire la sublimità dello sposalizio tra la terra e il cielo, nell'intento, peraltro ben riuscito, di far suscitare le emozioni della purezza dell'infinito atemporale leopardiano. Un infinito con un tempo senza tempo ed uno spazio senza spazio, dove la coscienza dell'artista naufraga ed a volte si frantuma. E sovente non ha voglia di ricomporsi.

 

   Massimo Pasqualone

Articolo pubblicato il 17 giugno 2015.