Daniela D'Alimonte, La geometria del tempo.


   Il libro è ispirato dal vento, il vento delle nostre montagne, quello che porta sorrisi e lacrime, parole sussurrate, a volte echi lontani, quando, sul far della sera, l’anima si frantuma in mille rivoli, mille ritorni, una serie di settembre che si succede ad agosto, mentre laggiù è festa e la malinconia si insinua nei meandri dei pensieri e della vita.
Già, la vita: Daniela sa che la vita non è sicuramente fatta di luminarie barocche o di una giostra che trilla annoiata; la vita forse non è fatta nemmeno di momenti titanici e cieli già radi, ma sicuramente è fatta di padri e di madri, ricordi dismessi che sovente si fanno lacrime che liquefanno persino le coscienze più tenaci, quando il cuore batte impassibile all’impazzata, quando, nonostante i nonostante, sai perfettamente che ci sono posti dove il cuore non ha bisogno di battere per vivere, per questi gradini sempre troppo alti per le nostre corte gambe.
Ed allora torna il fiume inevitabile del passato, quel non vissuto che si inerpica svelto e percorre spietato, serpeggiando, i pensieri, quel passato che si fa dolore sconfinato, ma Daniela non sa che solo chi ha il cuore aperto alle sofferenze del mondo può dire la bellezza.
O forse lo sa talmente bene che ha fatto suo il celebre verso dellaportiano: Nu campeme pe lu bbelle, con un po’ di paura, direbbe, e con segreto penare.
Certo: non serve affatto esultanza se la vita poi non te lo chiede, ma la vita almeno ci chiede di vivere, almeno di sorridere tristemente ai suoi se ed ai suoi ma, per chi crede che la vita non è mai quella che si vede, così impregnata di intermittenti eventi bellici, quasi verdebianchi sambuchi.
Ed allora il cuore trema quasi sfinito, sfiorito, per le cose annoiate, trite e trasandate, per la vita che sembra più vera in una notte di pioggia, quando l’altro, mai l’Altro, è felicità residua, tempo che passa veloce, battito del cuore stanco, persino un accumulo di speranze vane.
Certo, direbbe il poeta,
Forse non è più tempo
di fare i primi della classe,
di prendere appunti
di fare sempre i compiti
di andare volontari a tutte le interrogazioni
di portare sempre il materiale scolastico
di essere sempre presenti alle lezioni,
con le unghie pulite e corte,
di sedere al primo banco
con il 10 in condotta.
Forse è tempo di marinare la scuola
di dire "oggi non ho studiato signora maestra"
di sorridere alla nota che il prof.
ti mette sul registro
di rubare il panino
al compagno di banco.
Forse è tempo di dire alla mamma:
"oggi non ho voglia di fare nulla
fammi pane e nutella
che vado a giocare con gli amici".
Forse è tempo...
perché ogni tempo
ha
i suoi tempi.
Ogni tempo ha le sue ore, l’ora in cui ti contentano le cose che hai attorno e ti dici che ti piace il tuo posto, la tua vita, il tuo nulla, con gli esiti che si frangono nei ritorni, quando impari a ricamare i profondi silenzi; l’ora in cui senti tra le labbra il sapore dell’aria; l’ora di un tempo lentissimo che forse non mi appartiene, e che non appartiene a nessuno.
Forse.
Ma la vita è come un guerriero che morente combatte ancora il suo signore. Daniela sa benissimo che ci sono battaglie che non vinci
nemmeno con l'esercito più grande
del mondo.
Ci sono battaglie che non vinci
nemmeno se il nemico si arrende.
Ci sono battaglie che vinci
anche con un solo sorriso,
un abbraccio, una lacrima,
un sussurro, un grazie
lallato tra mille silenzi rumorosi.
Ci sono battaglie...
ma questa è la guerra!
O forse l’amore, mai come adesso sorriso e pianto, prigione e paura, quando gli occhi di lui si volgono altrove, e nonostante tutto ascoltare nella notte un vento secolare che trascorre e traspare ciò che è stato come è stato, e lo allontana.

 

   Massimo Pasqualone

Articolo pubblicato il 23 maggio 2015.