Segue

   E così anche il nostro viaggio inizia dal cerchio, perfetto nei suoi equilibri, sia come elemento decorativo a forma di rosa nei lacunari della sottocornice del tempio pagano, sia come grande finestra circolare a raggiera delle chiese romaniche e gotiche, quasi occhio (archetipi del rosone sono gli occhi delle basiliche romane del V e VI secolo),  in cui – sottolinea opportunamente qualcuno- “andamento verticale ed orizzontale, cerchio, quadrato e triangolo, simmetria radiale e modulare concorrono insieme verso la sintesi compositiva in cui equilibrio dinamico e perfezione statica coincidono.”

Opera, Particolare

   Mi vengono in mente alcuni plastici esempi: "Suono primordiale", uno dei suoi Mandala ispirato ad un drappo reale del Buthan che rappresenta l'antica iconografia che, secondo antiche concezioni cosmogoniche, riproduce il suono primordiale da cui avrebbe avuto origine l'universo; oppure "Paliotto barocco”, che riprende il paliotto dell'altare del duomo di S. Cataldo a Taranto; fino all’opera che riproduce il Rosone della cattedrale di Matera, con  tecnica mista con sabbia e polvere di tufo materano, senza dimenticare "Astro del ciel", che riproduce in modo originale il rosone della Basilicata di S. Francesco ad Assisi e che ha vinto un secondo premio alla mostra tenutasi a Taranto "Sulle orme di S. Francesco, il Natale nella società multietnica".

Opere tutte dietro le quali si cela un’approfondita ricerca storica, una complessa indagine iconografica, sulla scia di artisti, quelli medievali perlopiù, che -è stato detto- “danno prova di notevole abilità tecnica, operando ai limiti delle capacità di resistenza dei materiali, nel realizzare superfici finestrate a bifora o a trifora e rosoni ornati da trafori di pietra sempre più simili a merletti e da vetrate artistiche colorate sempre più simili a caleidoscopi.”

Antonella De Santis tesse la trama di un dialogo interculturale, con il simbolo della ruota, che richiama il mandala indiano, il cerchio che racchiude il loto, seconda la condivisa etimologia sanscrita. E per noi c’è un prezioso corrispondente occidentale del loto: la rosa.

E la rosa è labirinto, è ciclo della vita, è il fiore simbolicamente legato alla devozione alla Madonna, accompagna da sempre i momenti più importanti del cammino umano, sacro ad Iside in Egitto, ad Ishtar in Mesopotamia, ad Afrodite in Grecia, a Venere a Roma, come emerge dagli studi e dalle ricerche poste in essere da Antonella De Santis.  

Per arrivare al cristianesimo dove, nella letteratura di lode e di preghiera la Vergine Maria viene invocata con appellativi quali "Rosa Mystica", "Rosa Fragrans", "Rosa Rubens", "Rosa Novella", fino a "Rosa das Rosas", Rosa tra le rose, superlativo di maestà della "Regina delle regine".

Nel Medioevo la Rosa è talismano contro il male, è adoperata per le sue qualità taumaturgiche (cura gli incubi, l'ansia, la vista, la rabbia (rosa canina), la superstizione e la devozione le attribuiscono poteri magici come la capacità di allontanare qualunque malattia e prevenire la peste, portandola indosso. 

D’altronde nessuno riceve in dono una rosa, senza leggere nel suo colore l’intenzione di chi la offre: non si può vederla  senza pensare alla perfezione ed alla magnificenza della Natura, e magari alla caducità della  vita e alla presenza della morte.

È, dunque, fortuna (il popolo definiva il rosone “la ruota della fortuna”), che è sempre e comunque circolare, che è una ruota, come ci ricorda Dante: però giri Fortuna la sua rota (Inferno, XV, 95).

Fortuna che Antonella De Santis convoca quando disegna un Mandala a mano libera, creando giochi geometrici sempre diversi ed effetti ottici ipnotici.

 

   Professor Massimo Pasqualone

                                                                                                                 

pubblicato il    23 giugno 2018

  

      Torna alla Home page