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                 Antoni Gaudí Architetto

 

   Questo indirizzo che ci hanno inviato via mail corrisponde ad un collegio di salesiani, peccato che qui non abbiano nessuna prenotazione a nostro nome. Non ci resta che sperare di risolvere presto l'inconveniente, oltretutto ci hanno detto che non ci sono altre stanze libere, infatti tra un paio di giorni sarà la festa del patrono e molti turisti sono qui per questa occasione.

Dopo esser rimasti seduti almeno un quarto d'ora su delle scomode sedie in legno, decidiamo di dare un'occhiata in giro.  

La villa ha ospitato il fondatore dei salesiani, don Bosco , e ci sono delle foto che lo ritraggono seduto sotto un enorme cedro oramai tagliato.

E' una villa antica, molto ben tenuta, circondata da un favoloso parco che in questo dolce mese di aprile profuma di fiori e ci sono numerose fontane zampillanti e statue e grandi vasi di terracotta.

Osservando meglio si possono notare tanti simboli, sia nella collocazione delle statue poste tutte due a due, sia nella loro rappresentazione: fauni, satiri che suonano il flauto, rane, Eolo che soffia dalla bocca spalancata, giovani donzelle, un pastorello con il bastone a fianco....

Si respira un aria serena, quasi  bucolica, nel silenzio rotto solo dallo zampillìo delle acque e il cinguettare degli uccelli. Stiamo apprezzando la bellezza del paesaggio che ci circonda indugiando ad osservare una superba distesa di clivie fiorite mentre poco lontano un aiuola più appartata è riservata alle diverse specie di piante grasse e c'è anche un monumentale cactus  come ne avevamo visti a decine nelle isole Eolie, a Vulcano.

 Mazzi di verde incorniciano i davanzali delle alte finestre e qua e là rossi gerani rampicanti sembrano illuminati direttamente dalla luce che filtra attraverso i rami dei grandi alberi. Ad un tratto un rumore di passi e di valigie trainate ci distoglie dal nostro vagabondare di pianta in pianta e ci riporta verso l'ingresso del salone, nella villa, dove stanno sopraggiungendo alcuni turisti e tra questi riconosco le ragazze, figlie di mio cognato, con i rispettivi compagni di vita. Un attimo ed è tutto un ritrovarsi abbracciati a scambiare baci, saluti e a raccontarsi.

Alla fine bisogna occuparsi dell'aspetto pratico: la stanza, per cambiarsi e darsi una rinfrescata.

Alla fine la prenotazione c'è, ma visto che era già praticamente tutto occupato, ci indirizzano verso uno stabile poco lontano dalla villa, seminascosto dal verde del parco. E' una grande costruzione rettangolare, grigia, anonima, un casermone, come in Italia negli anni sessanta. Un traballante ascensore ci conduce fino al terzo piano, mio marito ed io ci avviamo verso la camera , apriamo la porta e...

No, mi rifiuto!

Non sono preparata a trovarmi di fronte a quello che i miei occhi stanno registrando: una stanzetta scura, minuscola, spoglia, quasi monacale, un ambiente spartano ma con niente di romantico o di mistico, semplice squallore.

I due materassini logori poggiano sopra delle vecchie reti in ferro: sono stretti, gibbosi, scomodi al solo guardarli, ruvide coperte marroni vi sono ripiegate sopra.

Il bagnetto è un buco in cui non ci si gira, manca l'aria, dà l'impressione di un pulito approssimativo.

Diverse soluzioni mi si affacciano alla  mente: andarmene subito, passarvi solo una notte, cercare immediatamente altro.

Amo la vita salutare, fatta di piccole cose, la semplicità e la naturalezza ma qui non si tratta solo di mancanza di confort, andrà bene magari per un ventenne...Mi viene da piangere, e mentre penso che sembro una signora viziata che non si adatta a niente vedo un piccolo scarafaggio scomparire dietro un battiscopa, sul  pavimento, e allora le lacrime cominciano a scorrere e sono troppo avvilita per alzare lo sguardo su mio marito che mi sta osservando disorientato.

Capito il problema lui cerca di tranquillizzarmi come può e mi promette che non ci fermeremo a lungo, mi assicura che troveremo un hotel decente...

Purtroppo come abbiamo modo di appurare poco dopo una serie di telefonate, gli hotel sono tutti al completo, tranne forse qualche cinque stelle a prezzi proibitivi.

Non ne sono nemmeno delusa, non ci credo e basta.

Come è possibile che in una grande città come Barcellona non si riesca a trovare niente per trascorrere qualche giorno in santa pace?

 - 'Veramente qui è silenzioso'-  mi fa eco lui - '  Vedrai che non si starà così male, poi passata la festa del patrono e la partita ( si perché c'è in programma anche una partita di calcio importantissima) la città si libererà dai turisti e troveremo qualcosa di meglio'...-

Poco dopo raggiungiamo gli altri che invece sono molto soddisfatti della sistemazione e del prezzo irrisorio che si pagherà...Io non dico nulla, ma sono infastidita dal loro entusiasmo e non cerco nemmeno di fingere che tutto vada bene, tra l'altro gli inconvenienti non sono finiti: per raggiungere la metropolitana bisogna fare un bel tratto di strada a piedi, e poi rischiare di perdersi nei meandri delle stazioni dove si vede di tutto...Alcuni giovani stanno ridendo sguaiatamente, sembrano personaggi di un film di Almadovàr, colorati, truccati, vagamente osceni. Li guardo con ostilità, sono proprio di cattivo umore...A pensare che adoro Pedro.

Sostanzialmente non c'è niente che non vada  però non è quello che mi aspettavo: altro tratto di strada in salita, innumerevoli scale ed infine eccoci verso l'uscita a 'riveder le stelle'.

La Rambla

Siamo approdati sulla Rambla, sono le due del pomeriggio, e siamo tutti affamati. Sulla nostra destra c'è un bar ristorante dal quale esce un consolante profumo di pesce fritto che indugia nell'aria mite e viene a solleticare le nostre papille gustative e abbiamo tutti l'acquolina in bocca e decidiamo di entrare, perchè nò, e... : - Conoscete i tapas? -

Entriamo in un piccolo locale molto scuro e ci fanno sedere presso un tavolaccio di quercia che avrà almeno cento anni e finalmente ci possiamo osservare con calma e si, siamo invecchiati, certo, succede sempre così dopo anni che non ci si incontra ma ci diciamo che va tutto bene e che finchè c'è la salute....

Una delle nipoti  compirà quaranta anni tra qualche giorno, ha appena cambiato 'partner' e sembra assolutamente felice. Con gli occhi scintillanti e il sorriso aperto ci mette al corrente delle sue ultime peripezie, è una burlona, ha deciso che deve farci ridere e ci sta riuscendo perfettamente, mentre ordiniamo sangria e tapas a volontà. Non c'è da aspettare molto, i camerieri ci circondano e cominciano a servirci con sollecitudine.

 Ed è un orgia di sapori e di gusti assolutamente favolosi, una profusione di pietanze stuzzicanti che vengono proposte in rapida successione: insalate varie pesce pane al pomodoro scampi polpi calamari acciughe...  Il tavolo è presto ricoperto da piatti fumanti e odorosi. Le tapas si rivelano prelibatezze appetitose, bocconcini succulenti per i palati più raffinati.

E' bello stare in compagnia, facciamo girare i vassoi e ci scopriamo affamati ed è solo l'educazione che ci frena a non ingurgitare tutto quel ben di Dio che seguita ad arrivare.

La sangria viene ordinata di nuovo e ancora e si sollevano i bicchieri e si brinda e non c'è dubbio: mi sto riconciliando con Barcellona, con la Spagna, con la vita stessa.

Ora che siamo tutti ben rifocillati e quasi sonnacchiosi sarà dura mettersi di nuovo in giro per la città: ma dopo un buon caffè piano piano cominciamo a scendere lungo la rambla, verso il mare.

L'aria fresca del pomeriggio ci accarezza il volto  e i tanti giocolieri che incontriamo lungo il percorso ci allietano con i loro divertenti spettacoli. Sono artisti di strada, alcuni davvero bravi.

Seguitiamo la nostra passeggiata lungo la rambla e arriviamo davanti al mercato di Sant Josep, una meraviglia: frutta di tutti i tipi, accatastata per colore, come opere d'arte. Ci lasciamo coinvolgere nell'acquisto di frutta fresca ( angurie e meloni e pesche) già sbucciata e venduta in vaschette. Spliluccando e chiacchierando arriviamo verso il monumento in memoria di Cristoforo Colombo.

Il monumento in memoria di Cristoforo Colombo

Penelope ci ragguaglia sul programma della serata, ha deciso che come primo giorno non abuseremo delle nostre forze e dopo una breve visita alla città torneremo all'albergo  e chi vorrà uscire di nuovo sarà libero di farlo, mentre per l'indomani, invece, è prevista una bella serata di flamenco.

Ha già preso i biglietti, fruga dentro la borsa e poi ce li sventola sul viso tutta contenta.....

Non c'è molta gente per la strada (sono ancora tutti a fare la siesta?) ma noi ce la prendiamo comoda e dopo una breve sosta sul porto torniamo indietro.

 Ben presto i turisti cominciano ad affollare i tavolini dinanzi ai bar e pian piano si riversano lungo la rambla e d'un tratto ci troviamo tra una marea di persone e alcuni ragazzi ci spintonano; facciamo appena in tempo ad accorgerci che uno di loro sta cercando di infilare la mano dentro la tasca posteriore del pantalone del compagno di Penelope, verso il portafoglio.

 Mio marito e gli altri uomini individuano subito i furfantelli, che in realtà sono invece una squadra ben organizzata, si chiamano con il cellulare e subito arrivano altri ragazzetti a dare manforte e si rischia una lite, uno scontro in piena regola in mezzo alla strada. C'è uno scambio di insulti, improperi e sguardi cattivi, non sono ragazzi spagnoli, ma gente venuta da fuori (parlano una lingua diversa) approfittano dell'occasione della festa per mischiarsi ai turisti e mettere a segno alcuni furti.

Alla fine si dileguano sparpagliandosi con sveltezza e decidiamo quindi di lasciar correre, se anche chiamassimo la polizia non potremmo dimostrate niente e, come ci sta dicendo il proprietario di un bar che si è accorto della cosa, certamente sono senza documenti, e prima o poi ci lasceranno le penne. Si lamenta questo signore e quasi si scusa per questo inconveniente perché purtroppo questi ladruncoli rovinano la reputazione di una città e possono nuocere gravemente al turismo, dice che questi episodi si ripetono continuamente e la polizia è impotente a contrastare un fenomeno che ormai sfugge ad ogni controllo. Tenere gli occhi aperti e prudenza, si, è vero.

Decidiamo di non farci rovinare la festa da quattro borseggiatori  imbecilli e visto che è ancora presto c'è chi vorrebbe prendere un autobus e andare a vedere le famose case nate dalla sfrenata fantasia di Gaudì:


Casa Amatller

casa Amatller e casa Batllò, e il Park Guell ma poi cambiamo idea, rimandiamo questa visita all'indomani perché le opere di Antoni Gaudì sono talmente interessanti da richiedere tempo e riflessione.


Casa Batllò

Siamo otto persone adulte ed è facile trovare un accordo:

noi decidiamo di tornare  verso l'ostello, dapprima camminando  e perdendoci in un dedalo di vie, poi decidiamo di prendere  la metropolitana.

Chiacchieriamo, ricordando lo scorso anno, il nostro soggiorno a Pamplona: eravamo a Biarritz, ai piedi dei Pirenei,  nel sud -ovest della Francia ed essendoci rimasti a lungo avevamo visitato moltissime città, tra cui Lourdes, poi si iniziò a trascorrere i fine settimana in Spagna, spingendoci fino a Pamplona proprio perché  vicinissima , proprio perché ci piaceva respirare quell'aria un po' selvaggia che Hemingway ha descritto così bene nel suo romanzo 'Fiesta'.


Park Guell

Contrariamente ad ogni aspettativa riesco a dormire ed anche bene: sarà stata la stanchezza del viaggio o le lunghe passeggiate o il silenzio che c'è in questo luogo, resta il fatto che mi sveglio riposata e pronta per andare a far colazione. Sono soltanto le otto ma ci ritroviamo tutti nel 'refettorio' e iniziamo la nostra giornata con una corretta alimentazione a base di latte, cereali, pane e marmellata e, per chi vuole, anche sottili fette di salumi e formaggi.

La giornata è splendida, il cielo è di un azzurro limpidissimo, mi sento rinvigorita e affronto senza tante polemiche la lunga camminata fino alla metro. Sono pronta a subire ancora il fascino di questa città 'caliente'. Ma niente corride, por favor.

Le campane hanno appena iniziato a spandere il loro suono nell'aria rarefatta della mattinata quando arriviamo davanti alla chiesa della Sagrata Famiglia.


La chiesa della Sagrada Famiglia

E' questo un tempio gigantesco, maestoso, iniziato nel 1882 da Gaudi e non ancora terminato: sembra proprio un castello di sabbia bagnata, ideato da un bambino, con le guglie che svettano verso il cielo e le statue issate sulle sporgenze e ci  sono scolpiti innumerevoli simboli religiosi e non solo...

E' da visitare, ed infatti è quello che decidiamo di fare. Ci ritroviamo dopo un paio d'ore dinanzi all'ingresso.

Le architetture strampalate di Gaudì innescano nel nostro gruppo una dotta discussione... Chi le trova fantastiche, chi fuori misura, chi elucubrazioni mentali... Certo, dire che sono strane è usare un eufemismo ma di sicuro c'è voluta un'estrema perizia e un'assoluta fede. E altrettanta ce ne vorrà per portala a compimento... Senza parlare dei costi.

Le architetture bizzarre, merletti di pietra, i complessi simbolismi, ecc.  diventano oggetto delle nostre chiacchierate mentre decidiamo per una pausa caffè e ci sediamo su un tavolino poco lontano...

Io ho letto, da poco, un libro sulla storia della costruzione della chiesa di Santa Maria del Mar, iniziata nel quattordicesimo secolo, e quindi vorrei andarla a vedere. 


La chiesa di Santa Maria del Mar

Mi accontentano e dopo una bella camminata arriviamo.

La musica ci accoglie, quasi per prepararci ad affrontare emotivamente uno spettacolo da pelle d'oca.

Dinanzi al piazzale della chiesa un gruppo di persone sta ballando 'la sardana'.

Sono catalani, uomini e donne di tutte le età, abbigliati diversamente, semplicemente, in circolo, braccia alzate, le dita intrecciate le une alle altre...

 La musica è sorprendente, composta da una decina di elementi, molti strumenti a fiato, tra cui un flauto che ogni tanto si fa sentire sopra gli altri e con la sua cascata di note suscita l'impulso di mettersi a fischiettare.

E' una musica densa, si percepisce anche interiormente, si riflette nei piccoli passi, nei movimenti armonici, nelle braccia che oscillano lievemente. I volti sono assorti, concentrati.

Il cerchio si apre per far posto ad altre persone e subito si richiude e dà forma ad un altro cerchio più piccolo e di seguito, nella dolcezza di questa mattina d'aprile, come anelli concentrici formati da un sasso nell'acqua in una comunione di orgoglio e senso di appartenenza.

Guardo stupefatta questa danza che unisce e in uno slancio di coinvolgente empatia vorrei partecipare anche io, e posso farlo, ma è un ballo che esige rispetto, è una antica forma di collettiva dichiarazione: sono catalani, lo stanno dicendo al mondo.

Inaspettatamente comincia a piovere. Poche gocce che nel giro di qualche minuto però disperdono i partecipanti e la musica tace e si ha come l'impressione di aver immaginato tutto e di nuovo si è catapultati nella Barcellona attuale, con i suoi cantieri e le contraddizioni e il doppio linguaggio.

Vedo che la musica ha turbato anche le altre persone presenti che ora corrono a cercare riparo e i musicisti che con calma ripongono i loro strumenti. Fino al prossimo giro, fino alle prossime note.


Il Museo d'arte contemporanea Macba

Tra poco andremo a pranzo, e poi vedremo il Macba, il museo d'arte contemporanea e stasera acquisterò il geco di mattoncini a mosaico emblema del fiabesco Parco Guell, e avrò i piedi massacrati e farò il pieno di energia nel vedere lo spettacolo del  flamenco ma questa 'sardana' ammantata di sacro non la dimenticherò.

Insieme alla tradizione del libro e della rosa: il ventitre d' aprile quando l'uomo innamorato regala alla sua amata una rosa e la donna ricambia con un libro, come è giusto che sia.

Ti dici che c'è ancora poesia in questa città libera e complessa e allora se c'è poesia vale la pena di tornarci ...E di viverci, anche.

Chissà.

 

Ps.

Ed Infatti....qualche anno dopo...

 

 

Ada Pianesi Villa

Articolo pubblicato il 2 dicembre 2017.

 

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