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Taccuino di viaggio

           Venezuela, Caracas

  

   Stamattina sono andata al Parco dell'est, a due passi da casa, qui a Caracas.

   E' un parco molto grande con alberi enormi, assolutamente imprevedibili per noi europei.

   Ci sono Ficus che raggiungono un'altezza di venti, trenta metri, con tronchi attorcigliati e gigantesche radici che corrono lungo il terreno e lo sollevano, poi alberi del pane, con frutti rotondi simili a noci di cocco, e solitari gruppi di altissime palme e ogni specie di fiori, di uccelli e di persone!

   C'è chi fa stretching, chi corre, chi mangia zucchero filato... Un gruppo di persone è intento a fare Tai Chi, altri distesi nei prati si lasciano trasportare dalla fantasia guardando le nuvole sparse che scivolano via veloci o i grandi spazi che sembrano dissolversi in un verde contagioso.

   Il parco misura circa 80 ettari e l’idea di perdersi è inebriante.

   In uno spiazzo lontano, come in un dipinto, si vedono   aironi e gru dalle esili zampe e tartarughe al sole e strane grandi lucertole che sgusciano via frusciando tra le siepi: ti puoi avvicinare perché si sta bene qui, in sintonia con l'ambiente circostante, mentre l’aria pulita diffonde un sentore di naturalezza e non c’è nulla di sospetto, potresti addormentarti sicuro di sognare senza fatica un mondo preesistito.

   Ma il percorso è troppo interessante e brulica di vita talmente curiosa che ti spinge ad alzarti, mentre  qualcosa, una forma scura, un po' distante da te, sembra muoversi su un grande tronco. Ti avvicini cautamente e non credi ai tuoi occhi: è un bradipo, sta cercando di arrampicarsi len-tis-si-ma-men-te aggrappandosi con i suoi robusti artigli alla corteccia.

   Fai in tempo ad accostarti all'albero, ad accarezzargli il dorso di peli ispidi e guardarlo negli occhi che ti sembrano spaventati, ritiri allora la mano e prosegui, lasciandolo tranquillo alla sua scalata incerta.

   E' considerato l'animale più lento del mondo, magari al ritorno sarà ancora là.

   'Ho accarezzato un bradipo' mi dico e sorrido rinvigorita da questo contatto con la natura ed accelero il passo mentre i viottoli ben curati cedono il passo a stradine sconnesse quasi impraticabili. La vegetazione rigogliosa ha invaso il terreno e poderosi tronchi, alberi di cui non vedi più la chioma, ombreggiano il suolo e le liane si dipanano intrecciando arabeschi.

   Più avanti dei suoni strani arrivano all’orecchio…  Sono pappagalli coloratissimi e uccelli multicolori di tutte le razze, è un mondo straordinario e vorresti restare là ad ascoltare i loro richiami, ma presto scorgi le scimmiette appollaiate sui rami.

   Sbucciano banane e le divorano con gusto: sono fonte di stupore e sorrisi per dei bambini ben vestiti, puliti, che sono fermi ad osservarle e cercano di copiarle grattandosi la testa e facendo linguacce con una allegria genuina e spensierata da essere contagiosa. Per un momento pensi ad altri bambini, là fuori, ma poi ridi con loro, sentendoti scimmia e bambina, e un paio di sputi dopo - la scimmia vecchia è gelosa? - saluti con simpatia e prosegui il tuo percorso nel giardino delle meraviglie.

   Se non sei troppo stanco puoi seguire i percorsi già tracciati ed arrivare fino a degli spazi creati per gli animali più pericolosi che però non sono in gabbia, ma vivono liberi, in un area abbastanza grande da permettere una certa possibilità di movimento.

   Li puoi osservare da un parapetto protettivo o da piccoli ponti che attraversano dall'alto il loro habitat.

Se hai fortuna da un cespuglio può sbucare un leopardo (io l'ho visto!) o individuare alligatori immobili sulla riva di una palude.

   Sembrano di cartapesta, grigi, finti, innaturali: assumono le posizioni più rigide e strane, uno dorme a bocca spalancata, ad un altro (non ho resistito) ho lanciato un mattoncino inoffensivo quasi ad accertarmi che non fosse posto là in bella vista come scenografia per gli umani.

   E' proprio nell'acqua, sotto di me, a circa due metri di distanza, e l'ho colpito preciso sulla pelle squamosa, sopra un occhio. Ho sentito il rumore. Ha aperto una sola palpebra lanciandomi un'occhiata fredda veramente assassina, ma non si è mosso, e ha continuato a galleggiare a pelo dell'acqua limacciosa.

   Poco più avanti, in una specie di canale, un animale insolito, tipo lontra, sta al sole sdraiato sulla riva a spelucchiarsi e lisciarsi il pelo marrone, lucidissimo, con aria indifferente e annoiata.

   Un metro e mezzo di muscoli coperti di pelo, grandi baffi su un musetto tondo, l’atteggiamento schivo e inoffensivo.

   Un guardiano è là, vicino a noi...Gli ho chiesto, a gesti e sorrisi, che animale sia.

   E' un esemplare femmina del Perro de aqua, mi ha risposto. Guardandolo meglio a me sembra più una foca. O una lontra, non sono esperta, ma... - Esto es el perro de aqua.- Ripete perentorio... E Va bene... Però io non so cosa sia el perro de aqua... Perro significa cane.... Chiedo spiegazioni, cercando di ricordare tutto il mio limitato vocabolario spagnolo ma  lui parla un po’ italiano e mi indica un’ altra pozza di acqua, poco più avanti, separata dal canale dove eravamo da una griglia di ferro.

   Là c'è un Perro de aqua maschio, mi dice. Guardo tra la fanghiglia e i cespugli, niente, soltanto sconnessi argini e sterpaglie… Devo credergli sulla parola? Poi un leggero sciabordio e subito noto qualcosa di mobile a pelo dell’acqua. Eccolo: sta nuotando solitario.

   E' vedovo da qualche anno, mi spiega il guardiano, ha perso la sua compagna e non ne ha volute altre. Avevano provato a farlo di nuovo accoppiare, ma rifiutava ogni nuova partner e le scacciava dal suo territorio a morsi e unghiate.

   Se ne sta solo e nuota, nuota, velocemente selvaggiamente, ossessivamente, avanti e indietro, indietro e avanti, cercando il niente.

   Sembra non risentire della stanchezza, sembra talmente concentrato a fare gli stessi limitati movimenti da dare l'impressione di poter continuare all'infinito.

   Sto per allontanarmi, sgomenta, quando, come per una percezione telepatica, si è avvicinato un attimo a noi che dall'alto del ponticello lo stiamo osservando. Si è girato sul dorso, ha sollevato la piccola testa scoprendo i denti in un piccolo ghigno aggressivo, un attimo, il tempo di vedere che un occhio brilla e l'altro è spento.

   Ha lottato duro per rimanere solo con i suoi ricordi. Un attimo, poi si è girato e ha ripreso a nuotare,  velocissimo ed elegante.

Il guardiano dice che sono fedeli per la vita. Un solo partner fino alla morte. Strana razza el perro de aqua.

  Continuo il mio viaggio all'interno di questo parco incredibile, da lontano arrivano voci di bimbi, cantano, giocano, così, come è giusto che sia.

   Respiro a pieni polmoni, non ho nessuna ansia, nessun timore non ho niente con me né borsa né documenti, non ne ho bisogno, sono in un eden, mi sento bene.

   E' stata una giornata perfetta.

 

   A malincuore torniamo indietro. Mi avvio verso casa.

Ora di nuovo il teatrino della città ha riaperto il sipario. Violenza, cemento, confusione, disparità, rumori: il presente e le sue contraddizioni.

   Per una giornata abbiamo lasciato alle spalle gli ammorbanti gas di scarico, le auto, le manifestazioni di piazza, le favelas lontane sulla collina e la miseria dei bambini abbandonati che avanzano a sciami alla ricerca di cibo, la loro vista fa male al cuore. La gente grida 'Hambre', occhi disperati, mani tese.

  Il parco dell'est è stata la nostra boccata d'ossigeno.            

La natura va per la sua strada nonostante gli impedimenti che noi umani le creiamo:

  ma fino a quando?

 

  Ada Pianesi Villa

Articolo pubblicato il 4 giugno 2017

 

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