Periscopio, per un punto di vista "altro".

 

      Eccoci alla terza tappa del viaggio "cinematografico" del nostro insostituibile Francesco Paolo. Una analisi lucida, a tratti spietata, di un grande film che dopo un attenta lettura di questo contributo andrà senz'altro rivisto ... con occhi nuovi.  Grazie Paolo.


(Francesco Paolo Di Falco, 17 aprile 2017).

 

“io sono sempre grande…

è il cinema che è diventato piccolo…”  

BILLY WILDER “ Viale del tramonto” 1950

 

   Con “Viale del tramonto” si completa la trilogia, o triade come l’avevo chiamata, che si compone dei “tre film che mi hanno cambiato la vita”. In meglio? E’ prematuro dirlo, dato che ognuno di essi ha aggiunto elementi di consapevolezza forse troppo impegnativi per l’età che avevo quando li vidi. Anche “Viale del tramonto” era presente sullo schermo curviforme (si potrà dire?) del nostro CGE, splendido per modanature in ottone e cassa in noce scuro e lucido. Anche quella sera non eravamo soli. Ricordo i commenti di mia madre. E ricordo la critica di un giornalista che conservai quando registrai il film in Vhs, che lo definì filosoficamente un “film dell’orrore”. Non vuol essere un’estremizzazione perché a me, tutto dedito a fantasticherie tipo castelli e regine cattive, cavalieri e pozioni magiche, gli elementi di “orrore” di questo bellissimo film, arrivarono già alla prima visione, quella sera. Hollywood “Sunset Boulevard”, civico, come diremmo noi “provinciali” n° 10086. Perché fisso questi particolari apparentemente inutili ad una critica e ad una valutazione? Perché è proprio da questi che valutai il film. E sono sempre e sempre di più attratto dai particolari, molto meno dall’insieme. I particolari di questo film fanno l’insieme.

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