Periscopio, per un punto di vista "altro".

      Il nostro amico Francesco Paolo Di Falco esordisce oggi col suo primo articolo per la sua e nostra nuova rubrica "Periscopio" parlandoci di un classico della storia del Cinema: 

   BERGMAN e lo smarrimento nella memoria. “Il posto delle fragole” 1957.


(Francesco Paolo Di Falco, 11 gennaio 2017).

     Scrivo di un film, confrontandolo, o accompagnandolo ad altri due che insieme chiamerò triade. Gli altri due titoli, nelle pubblicazioni successive, rimangano per il momento “innominati” per favorire la costruzione del prodigio. “I tre film che mi hanno cambiato la vita”, può essere detto. E seduto su una sedia del soggiorno della casa natia, all’età di otto anni l’emersione (sconcertante) di una consapevolezza forse troppo grande per uno spettatore bambino, si creava per non abbandonare mai più il suo posto nella mia mente. Tra il terrore, perché ce n’è, la rivelazione, la scabrosità e la dimensione di visita in terreni tabù della cultura occidentale, “Il posto delle fragole” eccitò del tutto la parte già cresciuta della mia avida predisposizione cognitiva.

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